La fretta  è una cattiva consigliera,  dice il detto, ma la verità è assai peggiore: la fretta uccide. Ha ucciso Luana, la 22enne di Prato inghiottita dall’orditoio i cui sistemi di sicurezza erano stati manipolati per sveltire il lavoro, e il suo è purtroppo solo uno dei tanti casi  di morte bianca che si registrano ogni anno per il mancato rispetto delle norme necessarie a prevenire gli infortuni.  La fretta ha provocato la tragedia del Mottarone annientando intere famiglie,  ma uccide anche  quando spingiamo il piede sull’acceleratore e sfrecciamo a velocità non consentite per guadagnare pochi minuti, nell’illusione che facciano una grande differenza.

In ogni caso, anche quando non uccide, la fretta ci estenua: il sistema nervoso interpreta le azioni frettolose come un segnale di pericolo, accende l’allarme e ci predispone alla modalità fuga-lotta-sopravvivenza. Al cervello non interessa se stiamo correndo perché inseguiti da un orso o semplicemente perché la nostra agenda è fitta di impegni:  la fretta attiva il  sistema nervoso simpatico e ci mette in uno stato d’allerta senza che ce ne rendiamo conto. Purtroppo la maggior parte di noi vive così, sempre di corsa, con una sottile, sotterranea, inconsapevole, ma non per questo meno reale, sensazione di pericolo e allarme che colora ogni momento della nostra giornata.


Potremmo continuare con altri esempi, ma già queste poche considerazioni giustificano – qualora ce ne fosse bisogno – il motivo per il quale yoga e educazione somatica esaltano la lentezza. Eppure, molti praticanti la percepiscono  come snervante  proprio  perché, quando ci distendiamo sul tappeto, veniamo invitati a muoverci, respirare, pensare, agire, secondo  un ritmo opposto a quello che scandisce abitualmente le nostre vite. Molte persone rifiutano questa possibilita di vivere, anche se solo per una o due ore, seguendo un ritmo lento: si spazientiscono, si infastidiscono e non lo accettano, Perché? Perché siamo totalmente identificati con il fare, invece che con l’essere e, se mi muovo lentamente, faccio di meno e quindi spreco il mio tempo.

La fretta ha anche un altro potere:  ammassando nelle poche ore della giornata una gran quantità di impegni,  doveri,  e anche piaceri, senza mai fermarci, ci sentiamo efficienti – performanti per usare un termine orribile che scimmiotta l’inglese – e non abbiamo tempo di ascoltarci e guardarci dentro. Questo ci permette di ignorare verità scomode e vivere nell’illusione che, andando di fretta, riusciamo a fare molte più cose e assaporare di più la vita. E’ davvero così?
La risposta è scontata. La fretta ci rende infelici, stressati, insoddisfatti, irritati, tanto che, se incontriamo qualcuno che si muove con ritmi diversi dai nostri, ci spazientiamo, insultiamo e giudichiamo la persona come poco capace, poco efficiente e anche poco sveglia.

Invece, lento è bello perché mi permette di guardarmi dentro e vedere con coraggio e onestà quello che c’è, e non è sempre detto che quello che vedo mi piaccia. Implica vedere cose  della nostra vita che non funzionano bene e andrebbero  ridiscusse.  Farlo può essere scomodo, doloroso, ma  è quello che ci risana e riporta equilibrio. Ignorare quello che non va bene e continuare a correre verso una meta imprecisata ci sfinisce. Non è ignorandole che le cose si sistemano, è guardandole per quello che sono avendo il coraggio di affrontarle e metterle in discussione. La lentezza ci permette di farlo: ci permette di  fermarci  per riflettere, ragionare, valutare; soprattutto, ci permette di sentire.

Yoga e educazione somatica ci insegnano la lentezza e ci offrono questa possibilità. Non sprechiamola.